Mostrando postagens com marcador Doutrina Católica. Mostrar todas as postagens
Mostrando postagens com marcador Doutrina Católica. Mostrar todas as postagens
quarta-feira, 2 de fevereiro de 2011
Fora da Igreja não há salvação?!
Estes dias recebi o desafio de subscrever (ou não) o IV Concílio de Latrão, que foi uma das oportunidades em que a Igreja Católica definiu dogmaticamente que Extra Ecclesiam nulla salus, ou seja, fora da Igeja não há salvação. Já escrevi longamente a respeito disso no livro TEOLOGIA DA SOLIDARIEDADE, publicado por Edições Loyola. Porém, alguns insistem em pedir uma afirmação categórica de minha parte. É CLARO QUE SUBSCREVE EM GÊNERO, NÚMERO E GRAU ESTA AFIRMAÇÃO DO CONCÍLIO DE LATRÃO. Além disso, subscrevo também a interpretação oficial desta fórmula pelo recente Magistério da Igreja, seja o Concílio Vaticano II (que é um Concílio Pastoral, o que não significa que pudesse entrar em contradição com os dogmas anteriores), seja encíclicas como Redemptoris Missio ou Ut Unum Sint, ambas de João Paulo II.
Aliás, este santo Padre, fez um interessante pronunciamento sobre esta questão no dia 31 de maio de 1995. Era uma audiência de quarta-feira. Publico a íntegra no original, em italiano, e traduzo apenas um trecho central. Reafirmo que subscrevo cada palavra do Santo Padre, e exorto todos os meus leitores a fazerem o mesmo.
—
4. Já que Cristo realiza a salvação mediante seu Corpo, que é a Igreja, a via da salvação é essencialmente ligada à Igreja. O axioma Extra Ecclesiam nulla salus – “ffora da Igreja não há salvação” –, enunciado por São Cipriano (Epist 73,21: PL 1123 AB), pertence à tradição cristã e foi inserido no Concílio de Latrão (Denz.-S. 802), na bula Unam Sanctam de Bonifacio VIII (Denz.-S. 870) e no Concilio de Firenze (Decretum pro Jacobitis, Denz.-S. 1351).
O axioma significa que para aqueles que não ignoram que a Igreja foi fundada por Deus por intermédio de Jesus Cristo como necessária existe a obrigação de entrar e de perseverar nela para obter a salvação (cf. Lumen Gentium 14). Para aqueles que, ao invés, não receberam o anúncio do Evangelho, como escrevi na Encíclica Redemptoris Missio, a salvação é acessível por meio de uma via misteriosa enquanto a graça divina vem a eles conferida em virtude do sacrifício redentor de Cristo, sem adesão externa à Igreja mas sempre, todavia, em relação com ela (cf. Redemptoris Missio, 10). Trata-se de uma “misteriosa relação”: misteriosa para aqueles que a recebem, porque esses não conhecem a Igreja e ao contrário, todavia, a rejeitam; misteriosa também em si mesma porque ligada ao mistério salvífico da graça, que comporta uma referência essencial à Igreja fundada pelo Salvador.
—
Com este texto de João Paulo II, e outros do Magistério da Igreja, concluímos que está CORRETÍSSIMO afirmar que FORA DA IGREJA NÃO HÁ SALVAÇÃO. Mas o ponto seguinte do debate é o que interessa do ponto de vista hermenêutico: O QUE É A IGREJA? Se a consideramos somente uma BARCA INSTITUCIONAL, então quem estiver inscrito na INSTITUIÇÃO se salva… os outros não. Algumas igrejas evangélicas também caem neste erro de alguns tradicionalistas católicos. Isto não é DOGMA da Igreja Católica. A Igreja vai além de sua dimensão visível, institucional. Ela é MISTÉRIO; é SACRAMENTO UNIVERSAL DE SALVAÇÃO (Lumen Gentium). Neste sentido é preciso entender as diversas figuras da Igreja: videira, luz, sacramento, corpo místico etc. Se reduzirmos a Igreja a um dos Modelos cairemos inevitavelmente em um reducionismo e interpretaremos de modo equivocado do EXTRA ECCLESIAM NULLA SALUS. Para isso é importante estudar teologia antes de emitir opiniões subjetivas ou ideológicas em sites da Internet, confundindo os irmãos mais frágeis na fé.
Posto a íntegra da mensagem de João Paulo II:
GIOVANNI PAOLO II
UDIENZA GENERALE
Mercoledì, 31 maggio 1995
1. Le difficoltà che talora accompagnano lo sviluppo dell’evangelizzazione pongono in luce un problema delicato la cui soluzione non va cercata in termini puramente storici o sociologici: il problema della salvezza di coloro che non appartengono visibilmente alla Chiesa. Non ci è data la possibilità di scrutare il mistero dell’azione divina nelle menti e nei cuori, per valutare la potenza della grazia di Cristo nel prendere possesso, in vita e in morte, di quanti “il Padre gli ha dato”, e che Egli stesso ha proclamato di non voler “perdere”. Lo sentiamo ripetere in una delle letture evangeliche proposte per la Messa dei defunti (cf. Gv 6, 39-40).
Ma, come ho scritto nell’Enciclica Redemptoris Missio, non si può limitare il dono della salvezza “a coloro che, in modo esplicito, credono in Dio e sono entrati nella Chiesa. Se è destinata a tutti la salvezza deve essere messa in concreto a disposizione di tutti”. E, ammettendo che è concretamente impossibile per tanta gente accedere al messaggio cristiano, ho aggiunto: “Molti uomini non hanno la possibilità di conoscere o di accettare la rivelazione del Vangelo di entrare nella Chiesa. Essi vivono in condizioni socio-culturali che non lo permettono, e spesso sono stati educati in altre tradizioni religiose” (Redemptoris Missio, 10).
Dobbiamo riconoscere che per quanto rientra nelle umane capacità di previsione e di conoscenza questa impossibilità pratica sembrerebbe destinata a durare ancora a lungo forse anche fino al compimento finale dell’opera di evangelizzazione. Gesù stesso ha ammonito che solo il Padre conosce “i tempi e i momenti” da lui fissati per l’instaurazione del suo Regno nel mondo (cf. At 1, 7).
2. Quanto sopra ho detto non giustifica però la posizione relativistica di chi ritiene che in qualsiasi religione si possa trovare una via di salvezza, anche indipendentemente dalla fede in Cristo Redentore, e che su questa ambigua concezione debba basarsi il dialogo interreligioso. Non è qui la soluzione conforme al Vangelo del problema della salvezza di chi non professa il Credo cristiano. Dobbiamo invece sostenere che la strada della salvezza passa sempre per Cristo, e che quindi spetta alla Chiesa e ai suoi missionari il compito di farlo conoscere ed amare in ogni tempo, in ogni luogo e in ogni cultura. Al di fuori di Cristo non “vi è salvezza”. Come proclamava Pietro davanti al Sinedrio, fin dall’inizio della predicazione apostolica: “Non vi è altro nome dato agli uomini sotto il cielo nel quale sia stabilito che possiamo essere salvati” (At 4, 12).
Anche per coloro che senza loro colpa non conoscono Cristo e non si riconoscono cristiani, il piano divino ha predisposto una via di salvezza. Come leggiamo nel Decreto conciliare sull’attività missionaria Ad Gentes, noi crediamo che “Dio, attraverso le vie che lui solo conosce può portare gli uomini che senza loro colpa ignorano il Vangelo” alla fede necessaria alla salvezza (Ad Gentes, 7). Certo, la condizione “senza loro colpa” non può essere verificata né apprezzata da una valutazione umana, ma deve essere lasciata unicamente al giudizio divino. Per questo nella Costituzione Gaudium et Spes il Concilio dichiara che nel cuore di ogni uomo di buona volontà “opera invisibilmente la grazia”, e che “lo Spirito Santo dà a tutti la possibilità di venire in contatto, nel modo che Dio conosce, col Mistero pasquale” (Gaudium et Spes, 22).
3. E importante sottolineare che la via della salvezza percorsa da quanti ignorano il Vangelo non è una via fuori di Cristo e della Chiesa. La volontà salvifica universale è legata all’unica mediazione di Cristo. Lo afferma la Prima Lettera a Timoteo: “Dio nostro Salvatore, il quale vuole che tutti gli uomini siano salvati e arrivino alla conoscenza della verità. Uno solo, infatti, è Dio, e uno solo il mediatore fra Dio e gli uomini, l’uomo Cristo Gesù, che ha dato se stesso in riscatto per tutti” (1 Tm 2, 3-6). Lo proclama Pietro quando dice che “in nessun altro c’è salvezza”, e chiama Gesù “testata d’angolo” (At 4,11-12), ponendo in evidenza il ruolo necessario di Cristo a fondamento della Chiesa.
Questa affermazione della “unicità” del Salvatore trae la sua origine dalle stesse parole del Signore, il quale afferma di essere venuto “per dare la propria vita in riscatto per molti” (Mc 10, 45), cioè per l’umanità, come spiega San Paolo quando scrive: “Uno è morto per tutti” (2 Cor 5, 14 cf. Rm 5, 18). Cristo ha ottenuto la salvezza universale con il dono della propria vita: nessun altro mediatore è stato stabilito da Dio come Salvatore. Il valore unico del sacrificio della Croce deve essere sempre riconosciuto nel destino di ogni uomo.
4. E siccome Cristo opera la salvezza mediante il suo mistico Corpo, che è la Chiesa, la via di salvezza è essenzialmente legata alla Chiesa. L’assioma extra Ecclesiam nulla salus – “fuori della Chiesa non c’è salvezza” –, enunciato da San Cipriano (Epist 73,21: PL 1123 AB), appartiene alla tradizione cristiana ed è stato inserito nel Concilio Lateranense IV (Denz.-S. 802), nella bolla Unam Sanctam di Bonifacio VIII (Denz.-S. 870) e nel Concilio di Firenze (Decretum pro Jacobitis, Denz.-S. 1351).
L’assioma significa che per quanti non ignorano che la Chiesa è stata fondata da Dio per mezzo di Gesù Cristo come necessaria c’è l’obbligo di entrare e di perseverare in essa al fine di ottenere la salvezza (cf. Lumen Gentium, 14). Per coloro che invece non hanno ricevuto l’annunzio del Vangelo, come ho scritto nell’Enciclica Redemptoris Missio, la salvezza è accessibile attraverso vie misteriose in quanto la grazia divina viene loro conferita in virtù del sacrificio redentore di Cristo, senza adesione esterna alla Chiesa ma sempre, tuttavia, in relazione con essa (cf. Redemptoris Missio, 10). Si tratta di una “misteriosa relazione”: misteriosa per coloro che la ricevono, perché essi non conoscono la Chiesa e anzi, talvolta, esternamente la respingono; misteriosa anche in se stessa perché legata al mistero salvifico della grazia, che comporta un riferimento essenziale alla Chiesa fondata dal Salvatore.
La grazia salvifica, per operare, richiede un’adesione, una cooperazione, un sì alla divina donazione: e tale adesione è, almeno implicitamente, orientata verso Cristo e la Chiesa. Perciò si può dire anchesine Ecclesia nulla salus – “senza la Chiesa non c’è salvezza” –: l’adesione alla Chiesa-Corpo mistico di Cristo, per quanto implicita è appunto misteriosa, costituisce una condizione essenziale per la salvezza.
5. Le religioni possono esercitare un influsso positivo sul destino di chi ne fa parte e ne segue le indicazioni con sincerità di spirito. Ma se l’azione decisiva per la salvezza è opera dello Spirito Santo dobbiamo tener presente che l’uomo riceve soltanto da Cristo, mediante lo Spirito Santo, la sua salvezza. Essa ha inizio già nella vita terrena, che la grazia, accettata e corrisposta, rende fruttuosa, in senso evangelico, per la terra e per il cielo.
Di qui l’importanza del ruolo indispensabile della Chiesa, la quale “non è fine a se stessa ma fervidamente sollecita di essere tutta di Cristo, in Cristo e per Cristo, e tutta degli uomini, fra gli uomini e per gli uomini”. Un ruolo che non è dunque “ecclesiocentrico” come a volte si è detto: la Chiesa non esiste infatti né lavora per se stessa, ma è al servizio di una umanità chiamata alla filiazione divina in Cristo (cf. Redemptoris Missio, 19). Essa esercita perciò una mediazione implicita anche nei confronti di quanti ignorano il Vangelo.
Ciò non deve però portare alla conclusione che la sua attività missionaria sia in tali circostanze meno necessaria. Tutt’altro. In effetti chi ignora Cristo, pur senza sua colpa, viene a trovarsi in una condizione di oscurità e di carestia spirituale con riflessi negativi spesso anche sul piano culturale e morale. L’azione missionaria della Chiesa può procurargli le condizioni di pieno sviluppo della grazia salvatrice di Cristo, proponendo l’adesione piena e consapevole al messaggio della fede e la partecipazione attiva alla vita ecclesiale nei sacramenti.
Questa è la linea teologica tratta dalla tradizione cristiana. Il magistero della Chiesa l’ha seguita nella dottrina e nella prassi come via segnata da Cristo stesso per gli Apostoli e per i missionari di tutti i tempi.
Pe. Joãozinho, SCJ
quarta-feira, 26 de janeiro de 2011
TUDO ESTÁ NA BÍBLIA?
Penso que o mais preocupante na separação doutrinária existente entre católicos e protestantes se encontra na pergunta do título: "Tudo está na Bíblia?". À esta pergunta, os protestantes respodem que "sim", usando a mesma Bíblia usada pelos católicos para dizer que "não". Por que há tão grande diferença numa pergunta tão simples?
Para entender isto, o importante é analisar o seguinte: os protestantes dizem que tudo está na Bíblia. Se fosse assim, a Bíblia deveria dizê-lo e auto-responder questões que estão contidas nela. Se é como dizem os católicos, que nem tudo está ali, a mesma Bíblia deveria dizê-lo e mostrar que outra coisa existe fora dela.
ARGUMENTOS PROTESTANTES
- Só a Bíblia contém a verdade de Deus.
- Tudo para a salvação está na Bíblia.
Em que se baseiam para afirmar isso? Obviamente, quando pergunto a um protestante sobre a doutrina da "sola Scriptura" (=somente a Bíblia), ele me responde com passagens [bíblicas] que "supostamente" sustentam [sua crença].
Antes de mais nada, quero deixar claro que nós, católicos, CREMOS SIM na Bíblia e sabemos que ela é inspirada por Deus, porque às vezes nos recriminam como se duvidássemos da sua inspiração.
O hino nacional dos protestantes para argüir a "sola Scriptura" é este:
"Toda a Escritura é inspirada por Deus e útil para ensinar, para repreender, para corrigir, para instruir na justiça, a fim de que o homem de Deus seja perfeito, inteiramente preparado para toda boa obra" (2Timóteo 3,16-17; versão Valera, 1960).
Analisemos por partes essa passagem;
A primeira parte diz: "toda a Escritura é inspirada por Deus". É triste que um protestante diga que a Bíblia é a Palavra de Deus baseando-se nela mesma. Se lermos o Alcorão, [veremos que] também diz que é Palavra de Deus e, mesmo assim, um protestante não seguirá Alá por causa disso. Nós, católicos, cremos que a Bíblia é Palavra de Deus porque sabemos, pela História, que Jesus fundou uma Igreja visível e que esta Igreja determinou quais livros deveriam ser considerados como Palavra de Deus e quais não deveriam; nisto, corroboramos com o que ela (a Igreja) diz e não como fazem os protestantes que porque a Bíblia diz então eles crêem. O importante desta passagem é que ela aponta a autoria da Bíblia para Deus; não diz nada que esta Palavra seja a única regra de fé e contenha tudo.
A segunda parte é: que é utíl para várias coisas. A passagem não diz que "SOMENTE a Escritura é útil para...", o que talvez sim nos faria pensar que nela se encontraria tudo. Um evangélico convertido ao Catolicismo, James Akin, escrevia uma reflexão sobre essa passagem, comparando-a a um martelo. Ele diz: "Um martelo é útil para fixar pregos, porém, não quer dizer que todos os pregos devam ser fixados por martelos". Com a Palavra é igual. É útil para várias coisas, porém, não quer dizer que todas as coisas devam ser conhecidas pela Bíblia.
A Palavra é uma excelente ferramenta dada por Deus ao homem para que O conheçamos melhor; porém, há que se dar-lhe a sua correta interpretação. Acerca disto, cito o Cardeal John Newman, um sacerdote que fora anglicano e se convertera ao Catolicismo nos últimos anos do século XIX. Ele nos levava a refletir sobre toda a passagem de Timóteo e não apenas os versículos 16 e 17. Paulo diz a Timóteo:
"Porém, persiste tu no que tens aprendido e te convenceste, sabendo de quem aprendeste, e que desde a infância tens conhecido as Sagradas Escrituras, as quais podem te fazer sábio para a salvação pela fé em Cristo Jesus" (2Timóteo 3,14-15).
Entremos na história: Timóteo se tornou bispo de Éfeso muito jovem. Quais Escrituras conheceu na infância? Com certeza, apenas as que pertenciam ao Antigo Testamento, pois na época de Timóteo não existia ainda o Novo Testamento. Portanto, sob a mentalidade protestante de querer provar, com esta citação, que tudo se encontra na Bíblia, deveríamos deixar de lado os Evangelhos, as Epístolas [dos Apóstolos] e o Apocalipse, porque estes [escritos] só foram considerados parte integrante da Bíblia muito tempo depois. Obviamente, ao ver isto, um protestante precisa sacudir a cabeça e refletir; essa passagem não inclui a totalidade dos seus 66 livros como prova de que são os únicos necessários como regra de fé. Desta forma, o cardeal Newman nos fazia ver que esse texto de Timóteo não consegue assegurar que as Escrituras sejam a única coisa necessária como regra de fé.
Outro texto usado pelos protestantes para demonstrar a suficiência da Bíblia é:
"Ademais, fez Jesus muitos outros sinais na presença dos seus discípulos, os quais não estão escritos neste livro. Porém, estes foram escritos para que creais que Jesus é o Cristo e para que, crendo, tenhais vida em seu nome" (João 20,30-31).
Os protestantes dão a entender que, ainda que Jesus tenha feito muitas [outras] coisas, somente as que se encontram na Bíblia são necessárias. Isto é completamente falso. Para começar, estaríamos nos referindo somente ao evangelho de João; então deixaríamos de fora coisas como o Pai Nosso (Mateus e Lucas), a infância de Jesus (Mateus e Lucas), a última ceia com pão e vinho (Mateus, Marcos e Lucas) etc. Este texto não está dizendo que o que está ali nos servirá para fazer tratados doutrinários sobre religião, mas apenas tentando mostrar para os judeus que Jesus é o Messias. Saber isto não nos dará a salvação, pois até os demônios sabem que Jesus é o Messias (Marcos 5).
Se analisarmos, as outras coisas que Jesus fez e não estão na Bíblia foram ensinadas pelos Apóstolos oralmente em suas pregações. Por acaso isto não era importante para as primeiras comunidades cristãs? Ou quando foram escritos os livros, desprezaram o ensino [oral] em decorrência da leitura? E se liam esses textos, não eram os apóstolos quem os explicava?
Um outro texto, pouco usado, mas que já ouvi:
"Pesquisais as Escrituras porque vos parece que nelas tens a vida eterna; e são elas que dão testemunho de mim" (João 5,39).
Como diz muito bem o texto, são os judeus e NÃO Jesus que crêem que na Bíblia encontrarão a vida eterna. Jesus se adapta à mentalidade do seu povo; não busca escandalizá-lo, mas fazer-lhe ver as coisas. Jesus sabe que os judeus crêem encontrar a vida eterna no Antigo Testamento e, por isso, os convida a verem que nessas Escrituras se dá testemunho de que Ele é o Messias.
Novamente, se formos literais como os protestantes, deixaríamos de lado o Novo Testamento. E, assim, qualquer citação que queiram buscar para justificar Lutero será um testemunho contra eles mesmos, pois nunca se referirá à Bíblia por inteiro.
A Escritura usa em muitos trechos a palavra "Evangelho"; nós a entendemos como se se referisse a um dos quatro existentes na Bíblia; porém, na verdade, se refere à TODA a mensagem de Jesus que era pregada pelos Apóstolos. Paulo nos ilustra isso muito bem em sua carta aos Gálatas:
"Vos recordo, irmãos, que o Evangelho com que vos evangelizei não é doutrina de homens" (Gálatas 1,11).
O Evangelho (usado no singular) a que Paulo se refere não é outro senão a mensagem que recebeu do Senhor. Ademais, Paulo nos confirma que suas cartas não contêm as verdades únicas; claramente diz que já os havia evangelizado antes (e deve ter sido oralmente) e agora, na Escritura, apenas os RECORDA, não diz que os evangeliza pela carta. Que os protestantes se detenham aqui e analisem bem isto.
Lendo um texto como Colossenses 3,16 - que fala da Palavra de Cristo - nos faz pensar que se até então não havia Evangelhos, essa Palavra era a Tradição transmitida de geração em geração.
Quando surgiu o filme "Stigmata", se divulgou uma mensagem de que a Igreja possuía livros ocultos como o Evangelho de Tomé; isto só rendeu fama ao filme, nada mais. A verdade é que esses livros são vendidos em qualquer livraria católica e até eu os lia quando estudava na Universidade. Porém, surge uma pergunta: Por que não foram reconhecidos como parte do Novo Testamento? Quando no séc. II se tentou mostrar que a revelação [pública] de Deus continuava normalmente após o Apocalipse, surgiram livros como o evangelho de Pedro, de Tomé, o proto-evangelho de Tiago etc. Esses livros não foram acolhidos pela Igreja.
Mas se até esse momento não havia um Novo Testamento, como sabiam que não deveriam considerar esses livros? Onde estava a Bíblia como regra de fé para excluí-los?
Foi a Igreja, com a autoridade que tinha de ligar e desligar, concedida por Cristo, que determinou que esses livros não estavam de acordo com O ENSINAMENTO dos Apóstolos, ou seja, com a Igreja nesse momento (ela não disse que ia contra a Escritura nesse momento!). Analise-se o por quê da Igreja ter autoridade para determinar a Bíblia.
O QUE DIZ A BÍBLIA
Visto que já sabemos que as passagens ensinadas pelos protestantes como provas da "sola Scriptura" estão mal interpretadas, verifiquemos agora como a Bíblia expressa que o que está escrito não é o único [regramento].
Comecemos pela era apostólica. Sabemos que Paulo foi o primeiro a escrever e sabemos que em sua Carta aos Coríntios fala da Última Ceia. Como aprendeu isto se ele não estava lá [na Ceia]? Certamente, não leu em parte alguma, pois até então não existia nenhum livro do Novo Testamento. De alguma pregação dos apóstolos é que aprendeu este mistério. Isto quer dizer que o ensino oral era o que berçava as primeiras comunidades cristãs.
São João, em sua segunda Carta, expressa:
"Tenho muitas outras coisas para escrever-vos, porém, não quero fazê-lo por tinta e papel, pois espero ir até vós e falar-lhes face a face, para que nosso gozo seja completo" (2João 1,12).
João não está dizendo que quer ir explicar-lhes a carta; para ele, é mais importante o ensino que lhes possa dar oralmente ao invés daquele lido em suas cartas. João sabe que ao ir pregar-lhes oralmente, o gozo dos fiéis será completo. Ademais, Jesus mandou que pregasse e não que escrevesse (Mateus 28,20); tão somente cinco apóstolos decidiram escrever: Pedro, João, Tiago Menor, Judas e Mateus; mas TODOS os Doze pregavam sem papel.
A razão pela qual se passou a escrever Cartas foi a impossibilidade dos Apóstolos alcançarem todos os povos. Perante esta situação, as cartas eram usadas para fazer-lhes algumas recomendações e exortações, PORÉM, NUNCA SUBSTITUÍRAM o ensino oral. Se lermos as Cartas, veremos que há muitas coisas que as comunidades deviam saber para que os autores apenas fizessem recomendações sobre elas. Eles não estendem suas cartas para ensinar-lhes coisas novas.
- Na Carta aos Coríntios, Paulo não os ensina como fazer a fração do pão, mas bem os repreende pela forma com que celebravam (1Coríntios 11).
- Na Carta aos Hebreus, não lhes repete os primeiros ensinamentos sobre Cristo; lhes dá por conhecidos (Hebreus 6,1-3).
Se lermos a Carta aos Gálatas, diz:
"Quisera estar convosco agora mesmo e mudar de tom, pois estou perplexo quanto a vós" (Gálata 4,20).
Paulo está consciente de que um povo deve estar escutando a pregação adequada para cada circunstância. Por isso fala em "mudar de tom". Com a simples Escritura, isso não era possível e, por essa razão, Paulo desejava ir à Galácia para fazer-lhes ver as coisas mediante um tom de voz apropriado. Se, por exemplo, alguém deixasse um recado a outra pessoa sobre algo, esta, quando chegasse, não saberia em que tom foi dito se a pessoa que tomou o recado não disser-lhe pessoalmente. Imagine-se, então, quando se tratar de levar o Evangelho de Cristo!
Fica-nos claro, assim, como a própria Escritura não busca ser autosuficiente, mas uma ferramenta a mais de Deus para comunicar-Se ao homem. Não que esteja abaixo da pregação apostólica, mas sujeita a esta.
FALTA ALGO IMPORTANTE NA BÍBLIA...
Comecemos por uma pergunta simples:
Se tudo está na Bíblia, em que passagem dela se diz que o Novo Testamento deve conter 27 livros e quais são esses livros?
Nenhum protestante a encontrará. Quem decidiu [essa matéria]? Geralmente, os protestantes se fazem de distraídos quanto a isto. Posso dizer isso porque eu lhes tenho feito essa pergunta e a resposta mais comum é: "O Senhor o revelou pelo Espírito Santo".
Ahhhhh! Isso foi revelado pelo Espírito, mas quando falamos de algo que a Igreja ensina e não está na Bíblia, e dizemos que foi revelado pelo Espírito, aí não pode ser. Um cristão não se acomoda à árvore que oferece mais sombra.
Que dizemos nós, católicos?
Dizemos que há uma só Revelação dada pelo Espírito Santo; e que esta Revelação está contida na Sagrada Escritura e na Sagrada Tradição. Ambas procedem da mesma fonte, diferenciando apenas na forma em que se manifesta.
Então, vemos que para os católicos existe algo à parte da Bíblia: a Tradição.
A respeito da Tradição, os protestantes têm buscado classificá-la como coisa de homens e não como revelação de Deus. Primeiro, mostrarei as citações que eles usam para atacar a Tradição. Antes, porém, cabe dizer que, para eles, qualquer passagem em que apareça a palavra "tradição" já se refere ao que dizem os católicos; mas isso é falso.
"Assim, invalidastes o mandamento de Deus por vossa tradição" (Mateus 15,6).
Nesta passagem, Jesus condena os fariseus porque davam mais importância a uma tradição judaica como "lavar as mãos" do que cumprir o mandamento de Deus. Esta passagem não vai contra a Sagrada Tradição ensinada pela Igreja, já que esta Tradição está baseada no ensinamento de Jesus transmitido oralmente, e não em tradições judaicas. De todo modo, analisemos algo: a palavra grega para "tradição" se traduz como "paradosis"; é a mesma palavra usada em Tessalonicenses:
"Assim, irmãos, estai firmes e retei a doutrina que aprendestes, seja por palavra ou por carta nossa" (2Tes. 2,15).
O interessante é que os evangélicos tenham usado esta palavra e a tenham traduzido por "doutrina", que possui outra palavra em grego, "didaskaleo". É certo que aqui se poderia usar doutrina ou tradição, mas POR QUE quando se refere aos homens colocam "tradição" e quando se refere ao ensinamento apostólico usam "doutrina"? Ora, por que não deixar em ambos os casos "tradição", se assim está mais de acordo com o texto grego? Isto é o que os seguidores protestantes não sabem, como os seus líderes jogam com a Bíblia, fazendo crer que os Testemunhas de Jeová são os únicos que a alteram (1). Seja como for, a última citação nos faz ver que os próprios apóstolos apoiavam qualquer das formas de ensino: oral e escrito.
Outra passagem modificada é 1Cor 11,2, onde se altera a palavra "tradições" para "instruções", que tem outro significado em grego, "paideia", nunca "paradosis". É triste ver um protestante vangloriar-se da "sola Scriptura" sendo que até esta foi alterada (se os protestantes não crêem nisto, podem conferir consultando uma tradução interlinear espanhol-grego editada por eruditos sérios).
Outra citação usada pelos protestantes é:
"Olhai para que ninguém vos engane por intermédio de filosofias e vãs sutilezas, segundo as tradições dos homens" (Colossenses 2,8).
Novamente, esta passagem é usada apenas porque aparece a palavra "tradições". Se entendermos o motivo da Carta aos Colossenses, poderemos ver que essa comunidade estava sendo invadida por novas ideologias que não correspondiam com o ensino apostólico e, por tal razão, Paulo a adverte para que não se deixe levar por isso. Essas correntes iam contra o que ensinavam ORALMENTE os apóstolos e não contra a Escritura. Como entender que isto não era o que a Igreja chama de "Tradição"? O próprio São Paulo responde esta pergunta em sua Carta a Timóteo:
"O que ouviste de mim perante muitas testemunhas, encarrega a homens fiéis, que sejam idôneos, para ensinar também a outros" (2Timóteo 2,2).
Se lermos bem, aqui são mencionadas quatro gerações consecutivas: 1-Paulo, 2-Timóteo, 3-Homens escolhidos por Timóteo e 4-Homens ensinados pelos homens imediatamente precedentes. Isto é o que a Igreja Católica chama de Sagrada Tradição: o ensino dos Apóstolos transmitido de geração em geração sob o selo do Espírito Santo; este ensino não é literal na Bíblia, mas se apóia nela e nunca a contradiz.
Poderiam refutar: "Como saber se este ensino se manteve sem intromissão humana?". Partamos da base: Jesus. Ninguém duvida de que o que ensinou Jesus aos seus apóstolos foi diferente do que eles pregaram. Como puderam eles entender essas coisas? Muitas vezes os apóstolos não compreendiam a mensagem de Jesus (Mateus 15,16; 16,9), porém, chegou um momento em que eles puderam entender TUDO:
"Então se lhes abriu o entendimento, para que compreendessem as Sagradas Escrituras" (Lucas 24,45).
A partir desse instante, os Apóstolos entenderiam todos os mistérios contidos no Antigo Testamento e, assim mesmo, PODERIAM DISCERNIR quais livros conteria o Novo Testamento.
Apenas eles tiveram acesso a esse conhecimento?
NÃO. Jesus disse que lhes enviaria o Espírito Santo:
"Porém, quando vier o Espírito da Verdade, ele vos guiará a toda verdade (...) e vos fará saber as coisas que hão de vir" (João 16,13).
Ou seja, que o Espírito Santo ensinaria coisas novas. Essa presença ultrapassaria a morte dos Apóstolos, por isso, eles transmitiram seus conhecimentos a uma nova geração sob a ação do Espírito. O livro dos Atos nos mostra como foram escolhidos os sete diáconos:
"Buscai, pois, irmãos, dentre vós, a sete varões de bom testemunho, cheios do Espírito Santo" (Atos 6,3).
Mais adiante, se verá que este serviço se outorgava com a imposição das mãos sobre os diáconos (Atos 6,6). Que se obtia com isto? Que o ensino, conforme testemunhado pelo Espírito, não se perdia, igual ao que se sucedeu a Timóteo, em 1Tim. 4,14.
Se prosseguirmos lendo os Atos, veremos que estes diáconos possuíam a sabedoria para conhecer os mistérios do Antigo Testamento. Por exemplo, Estevão (At. 7) e Felipe (At. 8,26-39), sendo simples diáconos, tinham a mesma sabedoria dos Apóstolos. Isto não se pode explicar por outra razão senão a ação do Espírito Santo para manter a unidade da Igreja em uma só fé. Eles não leram as Escrituras como única forma para se alcançar a vida eterna. Foi a Tradição da Igreja que os levou a professar sua fé, fé que sempre esteve de acordo com as Escrituras desde então.
Tentar entender a Escritura sem a Tradição faz com que se criem muitas heresias, como as de Ário. Ele pensava que Jesus era Filho deDeus, mas apenas como forma de linguagem. Interpretando a seu modo a passagem de Colossenses 1,15, chegou a dizer que Cristo era uma criatura de Deus, o que ia contra o ensino da Igreja Católica sobre a Divindade de Cristo. Esta é uma amostra de que apenas os delegados por Cristo podem interpretar corretamente a Palavra de Deus, já que são eles os depositários da fé. A esse respeito, diz Paulo a Timóteo:
"Guarda o mandato, preservando-o de tudo o que possa manchá-lo ou adulterá-lo até a vinda gloriosa de Cristo Jesus, Senhor nosso" (1Tim. 6,14).
Isso é o que tem feito o Magistério da Igreja: preservar a mensagem de Cristo tal como Ele a pregou; por isso, eu peço para que busquem, com fundamento, nestes dois mil anos de história da Igreja, alguma doutrina alterada em algum ponto.
O impacto que tem na inteligência de um protestante essa doutrina da "sola Scriptura" os leva a querer justificar tudo ali, porém não são coerentes. Há uma pergunta que faço a eles para analisar esse fenômeno: "Crês no Purgatório?"; "Não, claro que não. Isso não está na Bíblia!". Perante essa resposta, volto a perguntar-lhes: "Como não está? O que significa a palavra 'purgatório'?". Muitos se calam porque nem sequer sabem o que é realmente o Purgatório; já não sabiam quando eram "supostamente" católicos, muito menos agora!
Em geral, como os protestantes têm distorcido as nossas doutrinas, acabam por não querer entendê-las. De todo modo, embora a palavra "purgatório" não apareça na Bíblia, seu conteúdo está ali implicitamente. Então volto a perguntar aos protestantes: "Por que crês na Trindade se não aparece na Bíblia?". Eles me dizem: "Claro que está. Está implícita!". Eu lhes respondo: "O Purgatório também está implícito, mesmo que não apareça a palavra". Eles se calam e se vão. Realmente, não entendo por que um questionamento como este não lhes faz sacudirem a cabeça para que caia a venda colocada pela sua igreja, que oferece-lhes uma meia-verdade, e mal-interpretada.
Seja como for, reflitamos algo. Ainda que se tenha deixado a Sagrada Tradição imperar como regra de fé juntamente com a Sagrada Escritura durante quinze séculos, não houve debilitação da unidade da fé. Apenas a Martinho Lutero se lhe ocorreu, para justificar as suas doutrinas, renunciar a Tradição da Igreja para ficar apenas com a Bíblia; daí surgiram milhares de seitas diferentes sob a denominação protestante: luteranos, calvinistas, pentecostais, evangélicos, testemunhas de jeová, mórmons, adventistas, moonistas etc. (não terminaria de enumerá-las), todas elas crendo ser as únicas donas da verdade. Se fizermos um exame da vantagem desta doutrina inventada há seis séculos, veremos que se tornou na pior fase do Cristianismo: uma amostra de que se trata de doutrina humana!
A Tradição, ainda que sustentada por homens, pelos sucessores de Pedro na sé apostólica, nunca levou a erros doutrinais. Jesus preservou a fé de Pedro, dando a entender que, com relação à doutrina, sempre teria a verdade, embora não tenha feito o mesmo acerca do seu comportamento humano; a prova é que negou a Jesus, deu mau exemplo quando Paulo o advertiu, visto que seu comportamento não ia de acordo com os seus ensinamentos. Portanto, ainda que muitos argumentem contra os papas e coisas [más] que possam ter feito, tais atos são errôneos em seu comportamento, nunca porém atingiram pontos doutrinários.
De toda forma, a verdade é uma: nem tudo está na Bíblia. Deus se nos manifestou na Escritura e na Tradição, no que se escreveu e no que se pregou.
-----
(1) O autor do artigo faz alusão à tradução espanhola da Bíblia de Reina-Valera, de pena e uso protestante [NdoT].
Fonte: www.apologetica.org / www.veritatis.com.br
terça-feira, 25 de janeiro de 2011
Grupo de anglicanos australianos anuncia sua adesão ao catolicismo
Primeiro caso depois da publicação da “Anglicanorum coetibus”
Por Carmen Elena Villa
SYDNEY, quinta-feira, 18 de fevereiro de 2010 (ZENIT.org).- A comunidade de anglicanos Foward in Faith, que tem sua sede principal na Austrália, poderia ser o primeiro caso de adesão coletiva à plena comunhão com a Igreja Católica depois da publicação da constituição Anglicanorum Coetibus, no último dia 4 de novembro.
Assim deu a conhecer o bispo anglicano David Robarts OAM, em declarações ao jornal australiano The Daily Telegraph, publicadas na terça-feira.
“Amo minha herança anglicana, mas não a perderei ao dar este passo”, assegurou o bispo.
Respeitar a tradição
A comunidade Foward in Faith, presente também na Grã-Bretanha e nos Estados Unidos, buscou permanecer fiel à tradição anglicana e rejeitou algumas modificações, entre elas o exercício do ministério sacerdotal e episcopal por parte das mulheres e a aprovação de alguns sacerdotes, bispos e líderes anglicanos abertamente homossexuais.
E, neste caminho – afirma o bispo –, “procuramos, durante 25 anos, ter algum tipo de supervisão episcopal, mas não conseguimos (…). Já não somos realmente queridos, nossa consciência não foi respeitada”.
Por isso, Robarts afirmou que ele e seus fiéis “vamos seguir este caminho, porque as portas nos foram fechadas na igreja anglicana da Austrália durante um longo tempo”.
E foi assim como, durante uma reunião realizada no último final de semana, cerca de 200 membros votaram unanimemente por voltar à plena e visível comunhão com a Igreja Católica.
Voltar a Roma
Com a publicação da Anglicanorum Coetibus, o Papa Bento XVI introduziu uma nova estrutura canônica que permite aos fiéis ex-anglicanos que entrem em plena comunhão com a Igreja Católica, conservando ao mesmo tempo elementos do patrimônio espiritual e litúrgico anglicano.
A figura dos ordinariatos pessoais, figura canônica de governo não restrita a um território, recorda a figura da prelazia pessoal (a única que existe é o Opus Dei), ou os vicariatos castrenses (diocese sem território na qual um bispo representa a autoridade eclesiástica para os militares ou forças da ordem católicas e suas famílias, independentemente de onde se encontrem).
Segundo o bispo Robarts, os membros desta comunidade, com a supervisão de Dom Peter Elliot, bispo auxiliar de Melbourne, e com a direção da Santa Sé, já começaram com os grupos de trabalho para estabelecer o primeiro ordinariato anglicano que poderia servir de protótipo para os que surgirão posteriormente em outros lugares do mundo.
O bispo David Robarts esclareceu, na entrevista com o The Daily Telegraph, que o passo que a comunidade Foward in Faith pretende dar não é como “quem troca de móveis”.
“Simplesmente estamos dizendo que fomos fiéis ao que os anglicanos acreditaram sempre e que não queremos mudar nada disso, mas nos marginalizaram devido àqueles que querem introduzir algumas ‘inovações’.”
“Precisamos ter bispos que acreditem naquilo que nós acreditamos”, concluiu Robarts.
fonte:Católicos do Brasil
sexta-feira, 21 de janeiro de 2011
Debate: Evaldo x Anderson assunto:Maria mãe de Deus
Mias um Debate do novo modulo de Debate através de Skype,Vale apena ouvir um debate muito rico em conheçimento...
acessem para ver mais...Evangélicos x Catolicismo
segunda-feira, 17 de janeiro de 2011
Um Pouco da história da Associação Mundial dos Exorcistas
Falando da história da Associação Mundial dos Exorcistas, é falar do trabalho incansável dos exorcista e das dificuldades de exercer este ministério. Este ministério que tem como o grande exorcista o próprio “ Jesus Cristo”, que deu aos seus discípulos o poder de expulsar os demônios; “Ide antes às ovelhas, que se perderam da casa de Israel. Por onde andardes anunciai que o Reino de Deus está próximo. Curai os doentes, ressuscitai os mortos, purificai os leprosos, expulsai os demônios. Recebestes de graça, de graça daí !”(Mt 10,6-8). Isto é um mandato do Senhor e o que fazemos é obedecer.
Este tema do exorcismo, embora pareça alarmante, chame muito a atenção das pessoas, muitas vezes assusta, quando se trata deste assunto, mas é um ministério da extrema caridade e compaixão dos que sofrem com a perseguição do maligno. Parece um exagero ! Como o satanismo progride hoje em nosso mundo, caminha a passos largos, com todas as formas de expressões e simbolismo.
O exorcismo, embora não seja o único, é um dos elementos da Sagrada Escritura, tratado na Tradição da Igreja e Magistério Eclesiástico, expresso na teologia e na liturgia, bem como algumas catequeses papais: Paulo Vl( Audiência de 15/11/1972) e João Paulo 11(1986) e no Catecismo da Igreja Católica (1993 Can. 1673).
O Papa Leão Xlll entrou no século XX ainda apavorado pela visão que tivera da presença diabólica em Roma. desde 1986, mandara a todos os Bispos rezar a oração de São Miguel Arcanjo, escrita por ele, como também um exorcismo maior que recomendava a Bispos e Párocos recitar com freqüência nas dioceses e paróquias.
O século do homem sem Deus, anunciado por Nietzsche, transformou-se no de Satanás, implantação total do mistério da Iniquidade que esta cada dia mais sólido em nosso mundo, já no século XX1, hoje contesta a existência dos anjos, a existência de satanás, não se faz mais a oração de S. Miguel Arcanjo, suspende os exorcismo nas Igrejas, mergulha no silêncio o ministério do exorcismo e sua função
Paulo Vl queixa-se da fumaça de Satanás dentro do templo, não a fumaça mas, penetrando por inteiro hoje. Quem vai expulsa-lo das nossas Igrejas, das nossas residências, nossas paroquias, centros comunitários, seminários e universidades, nunciaturas, da ONU, Parlamentos, Cúrias, Santuários, dos senados e das Câmaras legislativas, Palácios do Governo e da Justiça, dos bancos e das bolsas, dos meios de Comunicação, das escolas e hospitais, das consciências de todos nós ?
Nos sabemos que os poderes do inferno não prevalecerão contra a Igreja, é certo. Mas o Senhor prediz o obscurecimento da fé, o esfriamento da caridade. Nós precisamos urgente de exorcismo e voltar a dar ênfase para este contexto tão esquecido hoje nas nossas igrejas e dioceses.
Para muitos cristãos, teólogos e eclesiásticos, o demônio não existe. Seria apenas a personalização simbólica de fenômenos obscuros, psiquiátricos ou psicológicos em vias de explicação científica.
Para outros, pelo contrário, o demônio exerce um fascínio, tem lugar na publicidade, fala-se de seu poder. Missas negras e seitas satânicas se multiplicam no mundo, várias pessoas falam de pacto feitos, das sua vantagem, das carreiras brilhantes de cantores de rock, conseguidas graça a satanás, lógico que um preço alto a ser pago, pois o demônio não tem amigos, só tem escravos, mas se disto nos desenhos animados para crianças, apresentando um demônio que só faz o bem, até um literatura de que o único inimigo do demônio é a Igreja Católica, foi ela que inventou tudo isso.
São grande o número de jovens e velhos que fazem um experiência com as coisas ocultas do demônio, assim buscam sem um profundo conhecimento bíblico ou literário e eclisiológico neste gênero da feitiçaria, bruxaria, do espiritismo, vodu, candomblé, religiões orientais voltadas para o reencarnacionismo, as videntes, muitos tornam prisioneiros do demônios, mesmo possessos, sem dar conta do que lhe acontece, e até desconhecendo o exorcismo para o libertar, por isso continuam escravos do maligno e levando até outras pessoas a se contaminarem.
Mesmo os livros que falam do demônio, descrevem um literatura adversa, contextual mística e vazia de sentidos, ou mesmo pejorativa. Isto cria no coração das pessoas um vazio de informações necessárias para seu discernimento espiritual.
As Exigências para o Padre ser Exorcista
O Padre Exorcista, é escolhido dentro de uma diocese, para servir neste serviço da Igreja local, então cada diocese pode ter seu exorcista.
Hoje a nova orientação do ritual do Exorcismo, permite o Bispo diocesano escolher este padre para este ministério, não mais outra fonte para esta graça, então não é o Papa, ou a secretaria dos padres de Roma, ou da doutrina da fé, ou um cardeal.
Hoje em todo mundo deve existir aproximadamente mais de mil padres que são exorcista e uma infinidade de outros que oram por libertação, pois ainda não lhe foi concedido pelo seu Bispo autorização de ser exorcista, mas, todo padre pode em uma extrema necessidade fazer uso do ritual caso seja necessário, e depois ele comunica seu Bispo Ordinário.
Não existe um exorcista mundial, ou seja, ele tem o múnus para exercer em qualquer lugar exorcismo, desde que o Bispo onde ele for permitir. Uma vez designado ele adquire este múnus, somente o Bispo pode impedir o exercício, mas não tire o múnus, é como um dom.
O Demônio sabe que ele é exorcista, conhece sua autoridade, pois é um dom de Deus, que é dado a este sacerdote, é o que chamamos de ministério.
1 – O ministério de exorcizar é concedido por peculiar eexpressa licença do Ordinário local que, normalmente, será o próprio Bispo diocesano. Essa licença só deve ser concedida a um sacerdote que se distinga pela piedade, ciência, prudência e integridade de vida e especificamente preparado para esta função. Mas o sacerdote a quem foi confiado o múnus de exorcista, de modo estável ou para um caso sob a moderação do ordinário. Neste livro, quando se fala de “exorcista”, sempre deve-se entender o “sacerdote exorcista”.
2 – No caso de alguma intervenção considerada demoníaca, o exorcista tenha, sobretudo, a necessária e máxima circunspecção e prudência. Em primeiro lugar, não creia facilmente que alguém esteja possesso do demônio, pois pode tratar-se de outra doença, sobretudo psíquica. Do mesmo modo, não acredite absolutamente que haja possessão, quando alguém julga que primeiro é especialmente tentando pelo Diabo, desamparado e , por fim, atormentado; pois alguém pode ser enganado pela própria imaginação. Igualmente, para não ser induzido em erro, preste atenção aos artifícios e fraudes usada pelo Diabo para enganar a pessoa, para convencer o possesso a não se submeter ao exorcismo, diz tratar-se de doença natural ou que depende do médico. De todas as formas, comece por saber exatamente se é realmente atormentado pelo demônio aquele do qual isso é afirmado.
3 – Distinga corretamente os caso de ataque do Diabo da falsa opinião pela qual alguns, também entre os fiéis, julgam ser objeto de maléfico, de má sorte ou de maldição, que os lançaram sobre eles, seus próximos ou seus bens. Não lhes negue ajuda espiritual, mas , de forma alguma, use o exorcismo; pode fazer outras orações condizentes, com eles ou em favor deles, de forma que encontrem a paz de Deus. Da mesma forma,não se deve recusar a ajuda espiritual aos crentes que o maligno não toca.(1Jo 5,18), mas, mas tentado por ele, sentem-se mal, pode ser feito também por um sacerdote que não seja exorcista, inclusive por um diácono, por meio de oportunas preces e súplicas.
4 – Portanto, o exorcista não comece a celebrar o exorcismo se não souber, com certeza moral, que o exorcizando está realmente atormentado pelo demônio e, se possível, que ele consinta.
Segundo uma praxe comprovada, os sinais de obsessão diabólica são: falar muitas palavras numa língua desconhecida ou entender alguém que a fala; manifestar coisas distantes ou ocultas; mostrar forças superiores à idade ou às condições físicas. Esses sinais podem dar algum indício. Contudo, como tais sinais não precisam necessariamente ser considerados como vindos do Diabo, deve-se dar atenção também a outros, sobretudo de ordem moral e espiritual, que se manifestam de outra forma a intervenção diabólica, como, por exemplo, forte aversão a Deus, ao Santíssimo Nome de Jesus, à Bem Aventurada Virgem Maria e ao Santos, à Igreja, à palavra de Deus, as coisas, ritos, especialmente sacramentais, e imagem sacras. E , finalmente, deve ser cuidadosamente examinada a relação de todos os sinais com a fé o combate espiritual na vida cristã, já que o maligno, em primeiro lugar, é inimigo de Deus e de tudo o que une os fiéis com a ação salvífica de Deus.
5 – O exorcista julgará prudente sobre a necessidade de usar o rito do exorcismo após diligente indagação, observando sempre o segredo de confissão, consultando, se for possível, peritos nos assuntos espirituais e, se for necessário, em ciência médica e psiquiátrica, que tenham senso das coisas espirituais.
6 – Em casos referentes a não católicos e em outros mais difíceis, o assunto seja levado ao Bispo diocesano que, por prudência, pode pedir opinião de outros peritos antes de assumir a decisão sobre o exorcismo.
7 – O exorcismo seja feito de forma que manifeste a fé da Igreja e ninguém possa considerar uma ação mágica ou supersticiosa. Deve-se tomar cuidado para que não se transforme num espetáculo para os presentes. Enquanto se faz o exorcismo, de forma alguma se dê espaço a qualquer meio de comunicação social e até, antes de fazer o exorcismo e depois de Ter feito, o exorcista e os presentes não divulguem a notícia, observando a necessária discrição.
Conhecendo as Necessidades do Exorcismo
Cristo enviou os apóstolos para pregar aproximidades do Reino com esta instrução: “Curai os doentes, ressuscitai os mortos, purificai os leprosos, expulsai os demônios”(Mt 10,8).
Inspirada na prática e mandamento de Jesus Cristo, a Igreja, desde os primórdios, fez orações em favor dos fiéis, visando protegê-los contra a influência do maligno e subtraí-los de seu domínio.
A Igreja apresenta o exorcismo como uma celebração liturgia, com participação ativa e consciente dos fiéis, que manifesta a fé da Igreja e ninguém considere uma ação mágicaou supersticiosa. O ritual põe em primeiro plano ação do Espírito santo e celebra a vitória de Cristo sobre as potências do mal.
O exorcista é um homem consciente do seu ministério que lhe foi concedido pelo seu Bispo em favor dos que sofrem as perseguições do maligno.
Os Exorcismo no Múnus Santificador da Igreja
Por uma antiquissima tradição da Igreja, o processo de iniciação Cristã é organizada de tal forma que apareça claramente a luta espiritual contra o poder do Diabo(Ef 6,12) e a própria realidade comece a acontecer.
A forma do exorcismo simples que se faz sobre os eleitos no tempo do catecumenato, ou os exorcismo menores, são preces da Igreja , para que eles, instruídos sobre o ministério de Cristo libertador do pecado, sejam libertados das conseqüências do pecado e da influência do diabo, se robusteçam em sua caminhada espiritual e se abram os corações para receber os dons do Salvador.
Por fim, na celebração do Batismo, os que são batizadosrenunciam a Satanás e sua forças e poderes e lhe opõem a própria fé no Deus uno e trino. Também no Batismo de crianças faz-se um prece de exorcismo sobre elas, para que “no decorrer de sua vida” estejam munidos da graça de Cristo “os que deverão experimentar as seduções deste mundo e lutar contra as insídias do Diabo.
Pelo banho da regeneração, o ser humano participa d vitória de Cristo sobre o Diabo e o pecado, pois passa “do estado em nasceu o filho do primeiro Adão para o estado da graça e da “adoção dos filhos” de Deus por meio do segundo Adão Jesus Cristo e é libertado da servidão do pecado, para liberdade que Cristo nos conquistou(Gl 5,1).
Os fiéis que tenham renascido em Cristo, enquanto estão mundo , experimentam as tentações e , por isso, devem vigiar em orações e em sobriedade de vida, porque seu adversário, “o Diabo, anda em volta como um leão que ruge, procurando a quem devorar”(1Pd 5,8). Devem resistir-lhe fortes na fé, confortados “no Senhor e na força de seu poder”(Ef 6,10) e sustentado pela Igreja, que reza para que seus filhos sejam livres de toda a perturbação> Pela graça dos sacramentos e, sobretudo, pela freqüente celebração da penitência, adquirem forças para chegar à plena liberdade dos filhos de Deus(Rm 8,21).
O mistério de divina piedade se torna mais difícil ao nosso intelecto quando, por permissão de Deus, ocorrem casos deespecial tormentos ou possessão que o diabo exerce em prejuízo do homem incorporado ao povo de Deus e iluminado por Cristo, para que caminhe para a vida eterna como filho da luz. Então, claramente se manifesta (Ef 6,12) o ministério da iniquidade que age no mundo(2Ts 2,7), embora o Diabo não consiga ultrapassar os limites daquela que no homem deriva do pecado original, que é um pecado. Em tais casos, a Igreja suplica a Cristo Senhor e Salvador e , confiante no poder dele, oferece muitos auxílios ao fiel atormentado, a fim de que seja liberto do tormento ou da possessão.
Entre esses auxílios, sobressai o exorcismo maior, solene, também chamado grande exorcismo, que é uma ação litúrgica. Por esse motivo, o exorcismo que “visa expulsar os demônios ou livrar da influência demoníaca, e isto pela autoridade espiritual que Jesus confiou à sua Igreja, é uma prece que faz parte dos sacramentais; portanto, um sinal sagrado pelo qual “são significados efeitos principalmente espirituais obtidos por intercessão da Igreja.
Nos exorcismo maiores, a Igreja, unida ao Espirito Santo, suplica que auxilie a nossa fraqueza(Rm 8,26), para afastar os demônios, a fim de não prejudiquem os fiéis. Confiando no Dom do Espírito Santo pelo qual, depois da ressurreição, o Filho de Deus concedeu o Espírito, nos exorcismo, a Igreja não age em próprio nome, mas unicamente no de Deus ou do Senhor Jesus Cristo, a quem todas as coisas inclusive o Diabo e os demônios, devem obedecer e estão sujeito
Exorcismo ou Oração de Libertação
Creio que precisamos ter melhor idéia de quando tratamos do Exorcismo, quando ele é necessário. Sabemos antemão que o Exorcismo é uma Celebração de um Ritual dentro da Igreja por um padre exorcista e sua equipe de trabalho. Podemos dizer que este ritual faz parte da grande misericórdia de Deus para os seus filhos dominados pelo maligno no caso da possessão.
É o Exorcismo que rompe todas as cadeia na libertação do homem, podemos dizer que é arma letal de Deus, é a oração da Igreja, usada pelo Sacerdote Exorcista para os casos dePossessão, a oração do exorcismo é um ritual, é chamada de exorcismo maior.
A possessão é uma situação extremamente difícil e muito delicada de diagnosticar e que precisa de muita experiência, ainda por cima a pessoa necessita de ter passado por um bom atendimento médico e ter sido diagnosticada, antes de qualquer prejulgamento espiritual de necessidade de um exorcismo , vamos descrever mais sobre este assunto, para o entendermos melhor.
Oração de Exorcismo , existe uma outra Oração de exorcismo menor ou imprecativa, que pode ser usada aberta na comunidade, ou para toda a comunidade, em casos de situações anormais de malignidade, violências inexplicáveis, pestes, etc.
Isto pode ser determinada pelo Bispo ou Sacerdote Exorcista, e pode ser usada também esta Oração em outros casos em que pessoas que tiveram Obsessão muito fortes pelo oculto, ou no caso de pessoas que já se manifestou a Opressão, isto depende do Exorcista, do seu discernimento para cada situação.
Agora quando falamos de Oração de libertação, não estamos falando do Exorcismo, mas de orações que em necessidades de libertação são usadas tanto pelo Sacerdote Exorcista, outros Sacerdotes e pelos Leigos que tem este ministério de oração para a libertação, podemos chamar esta orações como João XX111 , de “pequenos exorcismo”, não queremos este nome se fixe, portanto será para nós Orações de Libertação. Ela é de grande eficácia para os casos de : Contaminação, obsessão e de até opressão, até mesmo sem necessidade de fazer o Exorcismo Maior.
Assinar:
Postagens (Atom)
visualizações de página
assuntos
About Me
- Pedro Henrique
- São José dos Campos, São Paulo, Brazil
- Sou estudante de Teologia,e Direito,sou de São Jose dos Campos,Católico apostólico romano qualquer duvida doutrinária enviar para: pha_sps@hotmail.com
Contato
Blog Archive







